"Tante promesse, ma nessuna cifra" - Intervista su 'Il Tempo'
«Forza Italia, come ha sempre detto e ripetuto il presidente Silvio Berlusconi, è pronta a collaborare con il governo. Ma collaborare significa lavorare insieme e per farlo bisogna essere in due».
Vicepresidente Tajani, com'è andato l'incontro col presidente del Consiglio?
«Formalmente bene. Ma non abbiamo compreso molte cose. Noi come Forza Italia abbiamo formulato le nostre proposte, un pacchetto di interventi da 100 miliardi con scostamento di 75. Il premier però non ci ha dato alcuna rassicurazione su cifre precise. È stato tutto demandato a un successivo incontro che ci sarà domani (oggi ndr.) tra il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri, i viceministri Laura Castelli e Antonio Misiani, il ministro per i Rapporti col Parlamento Federico D'Incà, i capigruppo di opposizione e i responsabili economici. Abbiamo chiesto misure a sostegno dello sport, non di quello dei campioni strapagati, ma lo sport dei 5 milioni di italiani che lavorano e gravitano attorno alla pratica di base e al dilettantismo. Ci siamo detti anche disponibili a ritirare tutti gli emendamenti proposti al decreto di marzo in cambio dell'accoglimento di alcune modifiche al testo. Inoltre, abbiamo chiesto di dotare subito medici, infermieri, volontari, forze dell'ordine e cittadini di mascherine, guanti, ossigeno. Ci sono ancora troppi ritardi in questo senso. E anche troppe disfunzioni, penso al sito dell'Inps intasato. E poi come FI abbiamo chiesto al premier anche un po' di chiarezza: prima si dice di stare tutti a casa e poi si autorizzano passeggiate. Così si manda un messaggio fuorviante che rischia di confondere i cittadini e compromettere i tanti sacrifici fatti sinora dal Paese».
Insomma, come Forza Italia sentite di avere la coscienza a posto nei rapporti con l'esecutivo.
«Di più non possiamo fare. Abbiamo proposto la Flat fax, la riduzione del peso della burocrazia con le autorizzazioni ex post e non più ex ante, la costruzione di infrastrutture piccole, medie e grandi per rimettere in moto l'economia, l'uso dei fondi Bei per le grandi opere. Sosteniamo la tutela dell'interesse nazionale a livello europeo. Il nostro lo stiamo facendo, sia per il presente sia per la fase successiva, che sarà necessariamente di ricostruzione del tessuto socio-economico del Paese. Ma per ora il governo non ci ha dato alcuna cifra».
A proposito di ricostruzione, quale pensa debba essere la ricetta per rimettere in piedi l'Italia?
«Guardi, è un tema importante. Ma adesso siamo ancora in emergenza. Le faccio un esempio: a Campobasso hanno portato, giustamente perché l'Italia è una e indivisibile, molti pazienti bergamaschi, ma in quell'ospedale manca tutto: guanti, mascherine... tutto. Al Sud sembra che la situazione sia sotto controllo e speriamo resti così, ma servono più controlli».
Anche secondo lei andavano fatti più tamponi?
«Bisogna fare test su tutti i medici e infermieri: molti si ammalano, altri sono asintomatici e diventano portatori sani. In Basilicata è stata attivata una task force per curare i malati Covid-19 in ricovero domiciliare: è un modello da estendere in tutta Italia».
Lei è stato presidente del Parlamento Ue ed è eurodeputato. Cosa pensa del comportamento dell'Europa sull'emergenza Coronavirus?
«L'Europa si è mossa con gravissimo ritardo e rischia di essere la vittima più illustre del Coronavirus. Se non vuole essere uccisa dal Covid-19 l'Ue deve reagire e affrontare questa emergenza. Siamo in una situazione molto diversa dal 2008: oggi non ci sono Stati spendaccioni in crisi, ma abbiamo a che fare con un nemico subdolo, invisibile, che colpisce tutto e tutti. L'intera Europa è sotto attacco e deve muoversi unita. Anche sul tema della frontiere: il 12 febbraio, quando il virus ancora non aveva dilagato se non in Cina, come Ppe chiesi un approccio europeo al problema. Niente. E quando non c'è un approccio unitario europeo è normale che si creino casi come quelli di Orban».
Questa crisi potrebbe essere l'occasione per cambiare, sia in Italia che in Europa. Non crede?
«Certo. In Italia c'è troppa burocrazia e bisogna eliminarla. L'Europa invece soffre di una drammatica assenza di leader. Non ci sono più, per fare qualche esempio, Berlusconi, Chirac, Mitterand, Khol alla guida dei vari Paesi».
Si parla spesso di un governissimo guidato da Mario Draghi per portare fuori l'Italia dall'emergenza. Forza Italia lo sosterrebbe?
«Qui il problema non è cambiare governo o interrogarsi su quale esecutivo sostenere in futuro. Oggi abbiamo due preoccupazioni: salvare la vita dei cittadini e salvare il lavoro di milioni di italiani. Basta parlare di giochi di palazzo lontani dai bisogni della gente. Ora pensiamo a lavorare, preoccupiamoci di fare in modo che il contagio non dilaghi a Roma e al Centro-Sud. Non penso al governo, ma a contribuire a far sì che tutti i medici, infermieri, volontari, forze dell'ordine abbiano mascherine, guanti e altri presidi sanitari. Berlusconi lo ha detto e ribadito: Forza Italia vuole collaborare con questo governo, ma collaborare vuol dire lavorare assieme e per farlo bisogna essere in due. Noi ci siamo».
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