Il mio saluto alla maratona globale per la sostenibilità, #FoodForEarth, organizzata da FAO e da Future Food Institute in occasione della Giornata della Terra. "Promuoviamo la dieta mediterranea come stile di vita salutare e sostenibile". #EarthDay
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La direttiva “#casegreen” suggerisce agli Stati membri di dotarsi di una sorta di #Superbonus a livello europeo. È la direzione giusta per stimolare gli investimenti, ma ancora più fondamentale è che l’UE si doti di strumenti finanziari idonei: l’ex Premier Mario Draghi suggerisce 500 miliardi l’anno a livello comunitario per gestire la transizione. Peccato che nel mentre, in Italia e anche durante il suo Governo, lo strumento che avrebbe abbracciato questa direttiva è stato smantellato, sbeffeggiato e osteggiato. Interessante anche vedere come hanno votato i partiti italiani in Europa su questo tema: noi e il PD a favore, Azione contro assieme al centrodestra, anche se il gruppo dei popolari si è spaccato in due, mentre la Lega che aveva annunciato astensione (perché la direttiva non era male a detta loro) alla fine ha votato contro con la triste sceneggiata che abbiamo visto in plenaria a Strasburgo. Credo sia la dimostrazione plastica di quanta confusione ci sia ancora attorno a questi temi e, più in generale, attorno al fatto che gli investimenti dei privati debbano necessariamente essere accompagnati da risorse comunitarie adeguate, sulla scia del #NextGenerationEU.
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Con questa previsione di crescita, di fatto un dimezzamento delle stime avanzate dal Governo nella Nadef, cade anche la narrazione della politica economica seria, prudente e responsabile portata avanti dal duo Meloni-Giorgetti. Con questo dimezzamento, infatti, il debito pubblico in rapporto al PIL è destinato ad aumentare vertiginosamente. Tagliare tutto, compreso gli investimenti di Transizione 4.0, ha prodotto i risultati tristemente preventivati.
Numeri sul PIL della Commissione UE tragici, serve un cambio di rotta sugli investimenti per le imprese
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Bisogna ridare agli agricoltori e a tutto il settore primario quanto il Governo Meloni ha ingiustamente tolto. Compresi i fondamentali crediti d'imposta per Agricoltura 4.0 di cui non si parla mai, ma che sono fondamentali per l'innovazione.
Bisogna ridare agli agricoltori quanto il Governo ha ingiustamente tolto, compresa Agricoltura 4.0
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Partiamo da una premessa: il vecchio Patto di Stabilità non è stato mai rispettato proprio per l’assurdità delle sue regole. Il nuovo Patto prevede meccanismi automatici, con multe automatiche per i Paesi ad alto debito. Insomma, parlando chiaramente, col nuovo Patto le multe della Commissione diventeranno vere e non più teoriche, dato che è stata inasprita la procedura per debito eccessivo, rendendola pienamente effettiva. Non a caso l’Istituto Bruegel ha stimato una correzione automatica di oltre 12 miliardi l’anno per l’Italia, su almeno sette anni. È una mannaia pesante che scatterà senza una possibile negoziazione con la Commissione Europea e che comporterà tagli ulteriori alla spesa pubblica. D’altronde il Presidente Meloni lo ha già detto, tra la crescita e i tagli la scelta del Governo sono quest’ultimi. Non resta che sperare che sia la sua ennesima menzogna.
Dati alla mano, i 35 miliardi di Meloni non esistono. Per l'Italia esiste solo una correzione di 12 miliardi l'anno
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La stretta creditizia nel 2023 ha avuto un impatto equiparabile a quello della manovra “Salva Italia” del 2011. Nel 2023 la domanda di credito delle imprese si è infatti arrestata in tutte le regioni, con valori addirittura inferiori a quelli registrati in seguito alla manovra di Mario Monti, come risulta dall’indice di diffusione del credito della Banca d’Italia. Altro che manovre espansive...
Il 2023 è stato l'anno del credit crunch
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Nei piani del Governo c’è una maxi opera di privatizzazioni volta a recuperare decine di miliardi di Euro svendendo tutto il vendibile. Oggi è il turno della rete di telecomunicazioni, ceduta al fondo americano KKR. Ricordo molto bene quando, mentre si stava costruendo il progetto di rete unica sul modello Terna, Giorgia Meloni ci attaccava perché stavamo - secondo lei - svendendo gli asset nazionali. Cosa, ovviamente, non vera. Ora, passati al Governo dopo gli anni tuonanti dell’opposizione nei quali hanno racimolato ogni voto possibile, cade l’ennesimo velo. La leader di Fratelli d’Italia solo nell’agosto del 2022 diceva: “Seguire esempio di tutte le grandi democrazie occidentali a garanzia della sicurezza nazionale. Un’infrastruttura strategica non può essere lasciata in mano ai privati, soprattutto se stranieri”. Questo Governo di destra-centro è ormai avviluppato nel tentativo, molto ben riuscito, di smentire tutto ciò che hanno propagandato. Svendita asset nazionale, rimozione di ogni incentivo alle imprese, accettazione di un Patto di Stabilità europeo penalizzante, crescita ormai certificata allo zero virgola. È una combinazione micidiale per il Paese, il Governo non gioca ad alcun tavolo internazionale se non in maniera remissiva, accondiscendente, con la sindrome dell’ultimo della classe. Questo è un Governo eterodiretto che non tutela gli interessi nazionali, ormai non c’è più alcun dubbio.
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Leggo in questi giorni, sulla questione ILVA, ricostruzioni fantasiose, attribuzioni di responsabilità campate in aria e diverse fandonie. Mi permetto di fare alcune considerazioni. In primo luogo sono fortemente convinto che la situazione di oggi sia figlia della madre di tutti gli errori, ossia la scelta, mai sufficientemente spiegata dalla coppia Renzi-Calenda, di assegnare lo stabilimento produttivo alla cordata con capofila Arcelor Mittal, preferendola al gruppo composto dal Gruppo Arvedi con il sostegno finanziario di CDP e di Leonardo Del Vecchio, e con il sostegno industriale del gruppo Jindal. Ciò premesso, chi sostiene oggi che il disimpegno di Mittal sia stato causato dall’abrogazione del cosiddetto “scudo penale”, o non conosce la realtà oppure mente. Anzitutto un elemento normativo non può in alcun modo essere oggetto di un contratto, poiché non può esserci alcun vincolo imposto a chi esercita il potere legislativo. In secondo luogo perché, prima che il parlamento decidesse di approvare un emendamento che abrogava l’esimente penale, Arcelor Mittal aveva già comunicato in numerose riunioni l’impossibilità di rispettare il contratto sia sotto il profilo assunzionale, sia produttivo, sia di investimenti sul piano ambientale. Mittal non ha mai pensato ad investire a Taranto ma ha da sempre avuto (e questo elemento rientra ovviamente tra le mie considerazioni soggettive) la sola intenzione di evitare la presenza di un concorrente produttivo in Europa nel più grande stabilimento del Vecchio Continente. Tanto è evidente oggi che l’esimente penale è tornata pienamente. Il percorso che individuammo nel corso del 2020 prevedeva e, mi auguro, preveda ancora, la progressiva nazionalizzazione dello stabilimento. Mi sembra del tutto evidente che soltanto attraverso ingenti investimenti pubblici si possa garantire un percorso di sostenibilità sociale ed ambientale del sito. L’alternativa è la chiusura, tertium non datur.
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Ieri la Presidente del Consiglio ha detto che nel 2024 ci saranno tagli per trovare le risorse di cui loro stessi si sono privati tra approvazione del patto di stabilità e crescita allo zero virgola. È un'ammissione abbastanza sconcertante che dovrebbe essere argomentata, magari prima delle europee. Gli imprenditori e tutti i cittadini dovrebbero sapere cosa ancora verrà tagliato, se quel poco che rimane di Transizione 4.0, se ancora la sanità, la scuola o il sistema pensionistico.
Il 2024 sarà un anno di tagli lineari per mancanza di crescita
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Tra le tante misure spot del Governo Meloni, bellissime sul piano comunicativo ma decisamente inutili sul piano dell’economia reale, c’è il carrello tricolore. Un fallimento totale, ma annunciato e rivendicato dal Governo come un provvedimento che ha fatto scendere l’inflazione. Oggi scopriamo grazie a #ISTAT quello che si sapeva già da mesi: il #carrellotricolore è servito solo a far gonfiare il petto a qualche ministro, che dovrebbe invece occuparsi dei problemi delle imprese italiane con un po’ di serietà in più. L’inflazione scende grazie alla diminuzione dei prezzi legati all’energia, mentre continua a mordere sui beni alimentari. Sembra una parodia: fanno una cosa è accade l’esatto opposto. Invece è la realtà a cui ci ha abituati questo triste esecutivo.
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Oggi il Presidente del Consiglio se n’è inventata una nuova: abbiamo regalato 400 miliardi alle banche in pandemia. Ormai per giustificare i fallimenti delle loro stesse iniziative, come la tasse sugli extraprofitti bancari, stiamo arrivando a livelli di manipolazione mai visti. Al Presidente del Consiglio che chiedeva a reti unificate di dare mille euro con un click a tutti, ricordiamo che il potenziamento del Fondo Centrale di Garanzia per le PMI grazie al Decreto Liquidità ha consentito al tessuto produttivo di resistere all’urto della pandemia, “costringendo” il sistema bancario a concedere prestiti garantiti agli imprenditori per consegnare loro la liquidità necessaria a sopravvivere.
I numeri del DL Liquidità e il revisionismo del Governo Meloni
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