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Antonio S.

Free lance journalist @Datamanager

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Web 2.0 - Indagine sulla nuova internet

Come viene percepito il fenomeno del Web “partecipativo” dalle aziende tecnologiche italiane?
Data Manager ha posto a nove imprese di varia estrazione e dimensione di mercato una serie di quesiti che vertono sulla definizione del concetto di Web 2.0 e delle tecnologie a esso afferenti. Ma anche sull’impatto che queste potranno avere sulle aziende utenti, sui costi e i requisiti da affrontare
Abbiamo chiesto ad alcune aziende italiane del settore dell’informatica e dei servizi di prendere parte a una tavola rotonda a distanza, dopo aver sottoposto loro una breve serie di quesiti sul tema del Web 2.0. Le risposte e le opinioni espresse compongono un quadro molto interessante del fenomeno e servono, almeno speriamo, a circoscrivere meglio il modo in cui la “nuova” Internet viene percepita nell’economia della conoscenza.

Le risposte vengono da (in ordine alfabetico): Adobe Systems (www.adobe.com/it), Cisco Italy (www.cisco.com/it), Costa Crociere (www.costacrociere.it), Dada (http://it.dada.net), IBM Italia (www.ibm.com/it), Oracle Italia (www.oracle.com/it), Sun Microsystems (http://it.sun.com), Symantec (www.symantec.com/it) e Gruppo Zucchetti (www.zucchetti.it).

Il primo quesito cui abbiamo chiesto di rispondere tende a chiarirne il significato: “Web 2.0” è un termine volutamente vago. Come si traduce per voi in termini di strumenti e funzionalità da un lato, e di opportunità lato utente dall’altro?


http://www.datamanager.it/articoli.php?visibile=1&idricercato=23295

Mi piacerebbe avere anche i Vs. contributi.

Antonio Savarese - Data Manager Group
www.datamanager.it - www.antoniosavarese.it
antonio.savarese@datamanager.it

posted February 10, 2008 in Computers and Software, Web Development | Closed

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Answers (8)

Mauro B.

Channel Sales Manager

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Best Answers in: Lead Generation (1), Using LinkedIn (1)

Bella domanda, me la sono fatta parecchie volte senza trovare una "soluzione".
Ti posso solo dire che non appena sento "web 2.0" mi viene da pensare all'interattivita', intesa come la possibilita' di modficare un processo basato su web da parte di chi sarebbe, nel web 1.0, un mero utilizzatore.

Ciao
mauro

posted February 10, 2008

Umberto L.

account director & social media specialist @ ebuzzing italia

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Con le aziende più decise a sperimentare, utilizziamo il web 2.0 per avvicinare maggiormente gli utenti al brand, stimolando una creatività "dal basso" riferita alla marca.

Links:

posted February 12, 2008

paolo S.

CTO at Gruppo KGS

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Best Answers in: Corporate Governance (1)

WEB 2, per me, è la possibilità di interagire come base per la nascita di community. Troppo complesso ancora per le aziende italiane che, ancora adesso, vedono il web come una vetrina obbligatoria ma inutile. E che, come mi è capitato di recente, pensano che un sito si faccia con mille euro... Occorre prima educare al web, poi il 2 sarà la naturale conseguenza.

posted February 12, 2008

Gianluigi Z.

Digital Marketing Manager presso Gruppo Coin

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Salve a tutti,
sicuramente le tecnologie del web 2.0 aprono uno spazio interessante per poter avere uno scambio e un dialogo con i propri clienti ed in generale con i navigatori, fino a spingersi, nei casi più evoluti, verso la co-progettazione dei prodotti e servizi (cfr. il recente volume Wikinomics).

Il punto cruciale per le aziende, più che un impegno strettamente legato alla tecnologia, è relativo al cambio di mentalità: aprendo il dialogo si perde una parte del controllo sulla propria comunicazione e si deve fronteggiare un contesto dinamico e non del tutto prevedibile a priori.

Credo che i vantaggi però compensino sicuramente questo problema.

posted February 12, 2008

Alberto B.

Strategic IT consultant at Avanscoperta S.r.l.

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Best Answers in: Software Development (2), Web Development (1)

In tema di costi, il web 2.0 risulta un elemento interessante soprattutto per le start-up che possono partire dal foglio bianco. Strumenti Office 2.0 (come Google Spreadsheet o Google Docs, per intenderci) possono eliminare dai costi fissi un bel po' di licenze, almeno nella fasi iniziali.

Il fatto di poter fare a meno delle licenze - o di pagarle su base temporanea - si riflette anche in un minor "legame affettivo" con gli strumenti utilizzati: non uso XX e YY perchè li ho in casa (ho sbagliato un acquisto ma non posso dirlo per cui continuo ad usare gli stessi prodotti, e sorrido), ma scelgo il miglior strumento per l'obiettivo specifico.

Gli strumenti Web 2.0 nascono tutti con la semplicità d'uso nel DNA perchè questa è un criterio di scelta discriminante. Nella maggior parte dei casi non richiedono formazione specifica, e quindi posso considerarli sostituibili di volta in volta.

Se consideriamo solo questi aspetti, è evidente che introducono una dinamicità nell'organizzazione dei flussi di lavoro ed in una porzione del budget tradizionalmente quasi fissa, decisamente interessante. L'organizzazione può cambiare sperimentando nuovi strumenti e gli strumenti possono permettere nuove organizzazioni.

Più complesso il discorso accennato da Gianluigi: permettere la creatività su larga scala su sistemi aziendali è qualcosa di radicalmente nuovo - e potenzialmente "eretico" - in molte organizzazioni. Non è affatto detto che sistemi caotici producano necessariamente colpi di genio, nè che tutte le organizzazioni siano in grado di avere ruoli di "Moderatore 2.0" in grado di gestire il meglio dei contributi creativi o di valutarne correttamente il potenziale.

Ciao

Alberto

posted February 12, 2008

Eleonora P.

Digital Media & Contents at CSP

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2.0 signfica dover dare mille volte le stesse generalita' perche' c'e' sempre qualche applicazione piu' cool per condividere le stesse informazioni con le stesse persone ... a parte gli scherzi (ma neanche tanto)
2.0 significa essenzialmente usare un browser per accedere a dati e ad applicazioni e usare il "modello" degli RSS, cioe' potermi personalizzare il flusso di informazioni da ricevere e al tempo stesso poterle rimettere in circolo. Se Linkedin (e anche altri) avesse gli RSS almeno per la parte "answer" non dovrei farmi un giro qua sopra per vedere se ci sono novita'.

Lato utente significa anche lavorare gratis e non sarebbe male che qualcuno cominciasse a farsi pagare per "partecipare" a "coprogettare" e visto che tanto ci siamo spesi sull'importanza delle fonti su Internet ai tempi del tanto bistrattato 1.0, non sarebbe male cominciare a sviluppare anticorpi per il cosiddetto viral marketing, quando non e' completamente trasparente ;-)

posted February 12, 2008

Giovanni B.

Technological Innovation & Media at Engineering.IT

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Best Answers in: Software Development (1), Using LinkedIn (1)

Ciao Antonio, Mi permetto di citare alcuni passaggi del testo originale di Tim O'Reilly. Un autorevole parere che indica cosa appartiene all'ambito Web 2.0 e cosa no, per introdurre il mio personale pensiero.

a) Web 2.0 è una piattaforma attraverso la quale si consumano servizi, non applicazioni;
b) E' una architattura di partecipazione, che ha il fine di generare la cosiddetta "intelligenza collettiva";
c) E' una architettura fortemente orientata al dato, definito come nuovo "Intel Inside".

"Long Tail", "Tagging", "Beta perpetuo", "Device independent", sono altri termini che appartengono alla sfera "2.0" e che sono entrati nel linguaggio comune, perlomeno degli addetti ICT.

Con Long Tail, si intende la capacità di indirizzare il singolo blog, la singola pagina web, la nicchia (Google ADSense). Estremizzando il concetto, un sistema CRM di una azienda può evolvere in un Personal Relationship Management incrementando l'offerta in self-service, e indirizzando così non solo gruppi di consumatori ma il singolo individuo, con i suoi gusti, le sue preferenze. Ne deriva una capacità di profilazione del prodotto sulle preferenze del singolo utente, che rappresenta un vantaggio competitivo.

Tagging è il meccanismo utilizzato da Flickr, del.icio.us e tanti altri, per attribuire delle singole parole, chiamate tags appunto, ad un oggetto, per descriverlo attraverso diversi punti di vista. L'implementazione di un sistema tag-based in una azienda che opera con un servizio di customer support, per fornire risposte a problemi, "taggati" sia dagli utenti che dagli operatori, oltre a rendere più efficiente l'algoritmo di ricerca delle soluzioni ai problemi, consente attraverso la rappresentazione "tag-clouds", di individuare a colpo d'occhio quali siano i problemi più ricorrenti! Si ottiene a costo zero una delle metriche di un buon sistema di business intelligence.

Una indagine condotta da IDC del luglio 2007, indica che sia per le PMI che per le grandi aziende, il tema del miglioramento dei processi di business è centrale, negli investimenti in software applicativo. Un sistema di knowledge management interno wiki-like, l'impiego di "blog per commessa" per descrivere un processo decisionale in ottica collaborativa (dimentichiamoci dei verbali di riunione!), materiale audiovisivo reso disponibile in intranet per descrivere una best practice, sono semplici impieghi "aziendali" di wikipedia, blogger e youtube. Con ciò si traduce inoltre il concetto di intelligenza collettiva.

Infine, lato utente, gli RSS feeds possono informare sullo stato di un servizio, l'instant messaging può mettere in contatto l'utente con l'esperto di turno, anche su mobile (device independent), un sistema di customer survay si adotta in 5 (cinque!) minuti con Wufoo, usato as-a-service, le nuove funzionalità di un software possono essere introdotte frequentemente (beta perpetuo) lasciando alle statistiche d'uso degli utenti la decisione se tale funzionalità è utile o no, vedi google-->altro-->ed altro ancora!

Perdonatemi se sono stato prolisso.
Giovanni

posted February 12, 2008

Giuseppe D.

Web Marketing Specialist

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L'argomento è interessante e sicuramente i servizi che offre la tecnologia web 2.0, all'interno di aziende e non solo, apre uno scenario ampio e del tutto innovativo nella condivisione delle informazioni.
Una piattaforma che consente di ampliare gli strumenti di comunicazione e di fruizione dei contenuti, nella conoscenza approfondita dei customers e di fidelizzazione dei clienti.

Insomma un mondo aperto che offre spazio alla fantasia.
Il problema nasce dal fatto che le aziende, in Italia, non sono ancora pronte per questo tipo di "pensiero", pensiamo solo a come viene utilizzato lo spazio Web (siti internet lasciati a se stessi) pagine istituzionali non aggiornate, email che giaciono nei server senza risposte.

Inoltre esiste anche una scarsa conoscenza della tecnologia che limita molto i processi decisionali all'interno delle aziende.

Credo che ci vorrà ancora qualche tempo prima che questa applicazione prenda piede, si dovrebbe prima fare molta formazione sul Cosa utilizzare, come utilizzare, quando utilizzare gli strumenti offerti dal web.

posted February 14, 2008